Pharma

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Il settore farmaceutico si differenzia da ogni altro settore industriale sotto molteplici aspetti, tutti direttamente o indirettamente riconducibili alla natura dei beni prodotti e all'esistenza di una forte interdipendenza fra i diversi interessi economici e sociali dei numerosi agenti coinvolti (imprese farmaceutiche, Sistema Sanitario Nazionale, ordine dei medici e dei farmacisti, pazienti).

Il settore farmaceutico si contraddistingue in Italia per la presenza di numerosi mercati di dimensione minima, a causa dell’elevata specializzazione di certe tipologie di medicinali finalizzate solo alla cura di particolari patologie. Inoltre, si tratta di mercati dove la concentrazione è mediamente molto elevata, soprattutto in quelli più piccoli ove non vi è spazio per molti concorrenti, e in quelli dove gli elevati investimenti in ricerca e sviluppo portano all'introduzione di nuovi prodotti che rapidamente si impongono rispetto ai concorrenti. L’importanza di tali investimenti spiega inoltre il cambiamento nella posizione di leader nei vari mercati e comunque nella graduatoria delle imprese che realizzano prodotti appartenenti alla stessa classe terapeutica.

L’elevato grado di internazionalizzazione delle imprese farmaceutiche dovuto alla insufficiente dimensione dei mercati nazionali. Infatti, un nuovo farmaco con principio attivo ed effetto terapeutico innovativi rispetto ai prodotti già in commercio, dispone di un ambito di vendite potenzialmente mondiale.

L’ingresso in mercati esteri (attraverso accordi di marketing, concessioni di licenze, jointventure e investimenti diretti), costituisce per le imprese farmaceutiche, oltre che una opportunità, anche e soprattutto una esigenza per il recupero degli ingenti investimenti che la scoperta del nuovo prodotto ha comportato. Lo studio della percentuale del mercato controllata dal capitale estero consente di evidenziare la posizione del nostro paese nel quadro internazionale.

Ne emerge, che a causa del peso marginale assunto dall'industria farmaceutica italiana nei processi di razionalizzazione in atto nel mondo e delle scarse risorse dedicate alla ricerca, la sfida oligopolistica internazionale riduce sempre più il nostro paese a semplice mercato di sbocco commerciale di prodotti ricercati e realizzati altrove. Un ultimo aspetto dell’offerta di prodotti farmaceutici che necessita di essere approfondito riguarda le politiche di prezzo. Evidentemente tale analisi è strettamente correlata a quella relativa alle politiche pubbliche e alla struttura del mercato.

Infatti, l’intervento regolatore dello Stato e la struttura oligopolistica di molti mercati farmaceutici, consente alle imprese del settore di fissare prezzi secondo regole diverse da quelle dettate dalla libera concorrenza. Per quanto complesso, soprattutto per presenza di molte forme farmaceutiche (confetti, fiale, compresse, ecc.) non facilmente comparabili e per i molteplici mutamenti nella normativa, lo studio dell’evoluzione dei prezzi dei prodotti farmaceutici è essenziale sia per dare fondamento all’analisi della struttura dei singoli mercati, sia per evidenziare i problemi del settore e i possibili correttivi.

La distribuzione dei farmaci avviene in due stadi, quello all’ingrosso e quello finale, costituito dalle farmacie. Il primo è disciplinato dal D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 538, di attuazione della Direttiva 25/92. Si intende per distribuzione all’ingrosso qualsiasi attività consistente nel procurarsi, detenere, fornire o esportare medicinali, salvo la fornitura di medicinali al pubblico effettuata dalle farmacie (art. 1). Il distributore deve possedere un'autorizzazione della Regione o Provincia Autonoma in cui opera (art. 2). Essa è subordinata all'esistenza di locali e attrezzature idonei a garantire la conservazione e la distribuzione dei farmaci ed alla presenza di un responsabile laureato in farmacia o in materie analoghe (art. 3).

La vendita al consumatore finale dei medicinali di qualsiasi natura è riservata in esclusiva alle farmacie (art. 122 R.D. 27 luglio 1934, n. 1265).